Menu principale:
Notizie sanitarie > Vescica
Clicca sull'icona per leggere il PDF (modificato il 25.8.08)
La cistite nelle donne
Il termine "cistite" indica processo infiammatorio della vescica che può essere distinto a seconda della sua origine in : batterica e non batterica ( cistite da radioterapia, cistite di tipo interstiziale, ecc). In questo documento informativo mi riferirò particolarmente alla prima forma di cistite perché è nei fatti la più frequente Ogni anno il 30% delle donne adulte sviluppa almeno un episodio di cistite . Tale incidenza aumenta con l'età : frequente nei primi anni di vita , molto bassa nell'età prepuberale , mentre con l'inizio dell'attività sessuale e le gravidanze incrementa per poi riaccentuarsi dopo la menopausa. La probabilità di recidivanti cistiti cresce con la frequenza del numero degli episodi precedenti, mentre diminuisce tanto più lungo è l'intervallo libero da sintomi .
La responsabilità del ripetersi della clinica va ricercata nella normale componente batterica fecale a causa della vicinanza anatomica dell’ano e delle strutture genitali soprattutto di quella vaginale ; pertanto tali batteri possono infettare le basse vie urinarie determinando il quadro cistitico . Tra questi quello più frequentemente responsabile della cistite è l'Escherichia coli (80% dei casi) poi, lo stafilococco epidermidis (9%) e lo streptococco fecale (1-3%). Cattive norme igieniche o al contrario eccessivo uso di igienizzanti intimi possono essere frequenti concause .
Normalmente nel soggetto sano la vescica e tutte le alte vie urinarie non sono presenti batteri, non così nell'uretra dove è presente una micro-flora che non provoca infezioni.
Frequente meccanismo di infezione è rappresentato dal passaggio di batteri patogeni dalla zona perineale all'uretra e quindi alla vescica. Si tratta di un processo a tappe in cui i germi provenienti dall'intestino colonizzano le mucose genitali e quella uretrale per poi aggredire la vescica .
In particolare gioca un ruolo difensivo la normale secrezione vaginale ; infatti alcuni ipotizzano un deficit di quei fattori genetici che impediscono l’ adesione dei batteri alla parete vaginale prima e vescicale poi . Questo spiegherebbe perchè solo alcune donne sviluppano costantemente tale malattia mentre quasi tutte sono esposte solamente ad occasionali episodi .
Il venir meno di uno o più dei seguenti fattori di difesa normalmente presenti nell'apparato urinario umano fa aumentare il rischio di infezioni :
la presenza di sostanze chiamate "glicosamminoglicani" che impediscono l'adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale
la presenza in normale quantità di batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi, ecc.) nella vagina e nella zona periuretrale che impediscono la crescita dei ceppi patogeni
l'acidità (pH acido) dell'ambiente vaginale e dell'urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; la presenza nelle urine di una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall) che ha la funzione di impedire l'adesione batterica alla parete vescicale e di intrappolare i batteri eventualmente presenti così da poter essere eliminati con l'emissione dell'urina
la presenza di immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri.
Altri riconosciuti fattori di rischio sono : l'età, il trauma meccanico rappresentato dai rapporti sessuali , diabete, tutte le condizioni di immunosoppressione (terapia cortisonica , chemioterapia, radioterapia ecc) e la calcolosi urinaria anche se talvolta essa stessa e conseguente alle sepsi urinarie . In particolare va ricordato l'uso del diaframma e delle creme spermicide può provocare alterazioni del pH vaginale , un prolasso uterino o vescicale quando responsabili incompleto svuotamento della vescica .
SINTOMATOLOGIA E DIAGNOSI 
I sintomi più frequentemente lamentati sono :
POLLACHIURIA : aumentata frequenza delle minzioni
BRUCIORE MINZIONALE
URINE MALEODORANTI
URGENZA MINZIONALE : sensazione di stimolo urgente di urinare tale da causare anche la perdita involontaria di urine
EMATURIA : sangue nelle urine
FEBBRE
La diagnosi di cistite si basa in gran parte sulla presenza dei sintomi e sui risultati dell'esame chimico fisico delle urine e dell'urinocoltura). Nei casi di cistite recidivante è necessaria una diagnosi differenziale per cui si raccomanda tampone vaginale ( patologia genitale ) e citologico urinario ( papillomi vescicali ) . Tipico è il riscontro nelle urine di un elevato numero globuli bianchi, la presenza di globuli rossi e un aumento del pH .
L'urinocoltura invece permette di individuare il tipo di germe responsabile dell'infezione e la sua carica ovvero il numero di batteri presenti.
FONDAMENTALE è la campionatura delle urine : prima del prelievo la paziente dovrà praticare un'accurata detersione delle mani e dei genitali esterni ; quindi al mattino mingere direttamente in un contenitore sterile . La raccolta va eseguita divaricando con le dita le piccole labbra e raccogliendo l'urina intermedia cioè iniziando la minzione fuori del contenitore e proseguendola in esso . Il campione va consegnato in laboratorio entro un'ora dalla raccolta.
Il tampone vaginale viene invece eseguito direttamente in laboratorio d'analisi da parte del personale sanitario con l'ausilio di due tamponi sterili di cotone con prelevare le secrezioni vaginali.
LA TERAPIA
Alla base di ogni terapia rimane una buona idratazione per diluire la carica batterica , soprattutto se incrementata al mattino .
La terapia medica deve essere impostata sulla guida dell’antibiogramma al fine di limitare il rischio di resistenze batteriche ai farmaci . Tra i farmaci di corrente utilizzo e con effetti collaterali limitati : i fluorochinolonici , il trimetroprim-sulfametossazolo e la nitrofurantoina.
i fluorochinolonici sono in grado di bonificare il serbatoio fecale di batteri gram-negativi responsabili della maggior parte delle cistiti e delle loro recidive; raggiungono concentrazioni molto elevate nelle urine tali da essere conosciuti col termine di "disinfettanti urinari" . Diffondono attraverso la parete vaginale raggiungendo anche in questo ambiente concentrazioni elevate ed efficaci . Attualmente costituiscono la prima scelta nelle infezioni dellle vie urinarie e nella prevenzione delle recidive.
trimetroprim-sulfametossazolo e nitrofurantoina: hanno efficacia sovrapponibile ai precedenti ma presentano alcuni inconvenienti maggiormente rappresentati da possibili resistenze, minore tolleranza e minori concentrazioni urinarie .
Solitamente lo schema terapeutico prevede un ciclo di 7 giorni con un antibiotico mirato . Poiché le statistiche osservano che circa il 25% delle donne che ha un'infezione delle vie urinarie e ne avrà successivamente tre all'anno sono consigliabili misure di PROFILASSI:
E non dimenticare una idonea assunzione di frutta di stagione per un corretto apporto politvitaminico e soprattutto di un abbondante assunzione di liquidi .
Menu di sezione: