RENE

La neoplasia renale interessa prevalentemente il sesso maschile e la fascia di età più colpita è sopra i 60 anni. Fattori predisponenti sono il fumo, l’obesità, l’ipertensione, l’esposizione a sostanze cancerogene (es. amianto), la dialisi e patologie ereditarie come la sindrome di Von Hippel-Lindau o il carcinoma papillare ereditario.

Le neoplasie maligne sono:

  • carcinoma a cellule chiare, più frequente,
  • carcinoma papillare (tipo I con prognosi più favorevole rispetto al tipo II)
  • carcinoma cromofobo

Forme più rare sono il sarcoma , il carcinoma midollare , e nei bambini il nefroblastoma Esistono anche neoplasie benigne quali l’oncocitoma e l’angiomiolipoma (spesso associato alla sclerosi tuberosa familiare) che meritano, se le dimensioni e la clinica lo consentono, solo monitoraggio periodico senza trattamenti attivi.

Quando sintomatico i segni clinici tipici sono: dimagrimento, febbre, algia lombare, sangue nelle urine (ematuria), masse addominali palpabili, varicocele con insorgenza improvvisa dovuta alla compressione della massa renale sull’asse vascolare ed ipertensione non controllata.

DIAGNOSI

La diagnosi è spesso accidentale durante l’esecuzione di esami diagnostici quali:

  • L’ecografia: è il primo accertamento eseguito che può rilevare un’alterazione del profilo renale, unn massa di natura sospetta, la presenza di cisti meritevoli di ulteriori indagini diagnostiche oppure una dilatazione delle cavità renali

  • TAC con mezzo di contrasto: è l’esame principe permette di caratterizzare le masse renali, le cisti e la causa della dilatazione della via escretrice. Mediante iniezione di mezzo di contrasto permette di discriminare le lesioni con captazione durante la fase arteriosa e quindi suggestive per neoplasia.

    Le cisti vengono classificate secondo Bosniak così da valutare se necessitano di sola osservazione oppure trattamento attivo.

    • o Bosniak I Cisti semplice, benigna, con pareti sottili, che non contiene setti, calcificazioni o componenti solide. Ha la stessa densità dell’acqua e non assume mezzo di contrasto; sono le cisti più comuni e, in assenza di sintomi, non richiedono trattamento.

    • o Bosniak II Cisti benigna che può contenere alcuni sottili setti; fini calcificazioni e possono essere presenti setti; il contenuto può essere più denso dell’acqua, ma non captano mezzo di contrasto; non richiede trattamento né controlli nel tempo.

    • o Bosniak IIF i setti possono essere più numerosi, può essere presente un minimo ispessimento o una minima assunzione di mezzo di contrasto dei setti o delle pareti; può essere presente una calcificazione, ma senza assunzione di mezzo di contrasto. Inoltre la categoria comprende le cisti >3 cm, totalmente intrarenali, con contenuto a bassa densità (simile all’acqua); raramente di natura maligna (5-10%) e necessitano di controlli seriati nel tempo.

    • o Bosniak III Lesioni cistiche che hanno pareti o setti spessi, assumono mezzo di contrasto. Circa il 50% di queste lesioni sono maligne pertanto necessitano di valutazione specialistica per trattamento attivo.

    • o Bosniak IV Lesioni cistiche chiaramente maligne che contengono aree solide che assumono mezzo di contrasto. Tutte queste lesioni, quando non controindicato, richiedono l’asportazione chirugica.

    La tac inoltre permette di stadiare il paziente dal punto di vista oncologico in quanto permette di valutare lo stato linfonodale e se sono presenti metastasi. Viene utilizzata come supporto durante l’esecuzione delle biopsie delle masse renali sospette che devono essere caratterizzate mediante un prelievo istologico.
  • Risonanza Magnetica (rmn): utilizzata in alternativa alla tac addome con mezzo di contrasto anche questa metodica permette di caratterizzare le masse renali sospette.

  • Agobiopsia renale: oggi sempre più usata prima del trattamento attivo delle masse renali permette, mediante dei prelievi, di avere un esame istologico della lesione e di scegliere l’iter terapeutico più appropriato. Si avvale del supporto della tac per la sua esecuzione così da campionare nel modo più accurato la lesione sospetta.

Il trattamento chirurgico è quello principe della neoplasia renale e può essere conservativo (asportazione della lesione renale conservando il parenchima restante – nefrectomia parziale o tumorectomia) o radicale (asportazione del rene in toto – nefrectomia).

Gli approcci chirurgici possono essere di tipo open (chirurgia a cielo aperto) oppure robotico o laparoscopico (quest’ultimi hanno il vantaggio di essere meno invasivi con ripresa della normale vita attiva più rapida)

In casi selezionati di masse renali piccole è possibile optare per un trattamento conservativo detto termoablazione renale percutanea che grazie al supporto tac e all’utilizzo di appositi elettrodi inseriti per via percutanea mediante fonte di calore o di freddo (crioablazione) distrugge il tessuto neoplastico.

Altro tipo di trattamento può essere la terapia osservazionale ovvero in casi selezioni (anziani o pazienti ad elevato rischio chirurgico) e per dimensioni esigue della neoplasia renale è possibile sottoporre il paziente a periodici controlli e imaging (tac addome o rmn) per monitorizzare l’evoluzione della lesione.

TERAPIA MEDICA

La terapia medica al momento si riserva solo per pazienti con neoplasia renale metastatica e si avvale dell’immunoterapia e degli inibitori dell’angiogenesi delle cellule tumorali.

La radioterapia e la chemioterapia tradizionale al momento risulta essere poco efficace per questa patologia.

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